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l.o.l.

Vi affaticate invano, onorevoli, ridacchiava il professore, perché non sapete progettare, neppure casualmente, cose facili, come la morte. O forse nemmeno la morte è poi così facile come lo era durante la mia infanzia? Erano già passate tre ore di quelle balcaniche e da nessuna parte del muro c’era traccia della morte. Ma non si scorgeva nemmeno una vita degna di curiosità. Era una giornata piuttosto impegnativa. In sole 24 ore la popolazione festeggiava la Giornata mondiale del Teatro delle marionette, dei Bambini di strada, della Sindrome di Down, della Guerra contro il razzismo, della Lotta contro l’insonnia e della Poesia. Alcuni studenti avevano dato un soprannome al professore e di nascosto lo chiamavano Star¹.

“Ti piace, Star?” – gli chiese un bambino.

Senza provare fastidio per quel soprannome ridicolo, il professore si sistemò gli occhiali e fissò il muro.

“Se mi spieghi cosa intendi dire…”

Riferimenti critici


In condizioni culturali normali, Kyçyku sarebbe stato considerato un Márquez del Sud-Est europeo (…) Kyçyku è il bambino prodigio di una Romania che ricorda ancora di essere stata, un tempo, Tracia… Ecco un esempio recente: il romanzo monumentale Una tribù gloriosa e morente. Sono molto realistico quando affermo che questo autore si trova già sull’uscio del Premio Nobel. Vasile Andru, Plural Magazine, 1999 

La narrativa di Ardian-Christian Kyçyku è, in fatti, un generoso invito alla bellezza sublime, è il divertimento di un funambolo della lingua albanese, della lingua rumena, di tutte le lingue del mondo. Kyçyku sarebbe capace di scrivere un bel romanzo anche in un idioma di cui non ha mai sentito un solo suono. Ecco è quel tipo di narratore. Il bardo per eccellenza, colui che risucchia il lettore dentro il racconto, lo soggioga letteralmente con la sua maestria, senza dargliela facile, ma senza nemmeno costringerlo a scervelarsi per seguire la trama. In una breve frase di Kyçyku puoi ridere e piangere istericamente. è tale l’intensità della sua scrittura, la profondità dello umor, la penetrazione chirurgica della sua lama, l’abilità con cui imbastisce il racconto. Elvira Dones, prefazione a I fiumi del Sahara, edizione italiana, 2011 

33 episodi di una saga che preannuncia una nuova mitologia balcanica: una composizione violenta e sensuale, che perverte il logos imponendogli l’iperbole e l’ossimoro come leggi assolute; trentatré gradini verso l’età della salvezza e della redenzione, su una croce adorata con una passione che non esclude la polemica; trentatré stanze che trasformano la storia in poema e il poema nella vita di un poeta impazzito per la follia del mondo – cos’altro può essere più dolce di questo mistero che pare scriversi da solo? Ardian-Christian Kyçyku è una delle grandi rivelazioni della prosa contemporanea. Dan-Silviu Boerescu, Nuova mitologia balcanica, art-Panorama